Mont’e Prama: rinvenuta figura con sandali e nuove scoperte a grazie a studi sul DNA

22.01.2015 20:52

Il sito archeologico di Mont’e Prama a Cabras (Or), celebre per i suoi Giganti, continua a restituire tesori e testimonianze dal passato, a dimostrazione della centralità che nell’antichità la Sardegna ha rivestito nel Mediterraneo. Le nuove scoperte, dopo le prime ottenute con gli scavi del 1975 e del 1979, sono state al centro della giornata di studio “I riti della morte e del culto di Mont’e Prama – Cabras” organizzata ieri a Roma presso l’Accademia dei Lincei durante la quale sono stati illustrati i risultati della ricerca “Archeologia di Mont’e Prama”.
“Abbiamo ottenuto nuovi dati antropologici, grazie a studi sul Dna che quaranta anni fa erano impensabili – ha dichiarato l’Accademico Mario Torelli, che ha proposto il convegno – oltre alle tre classi di età, i pugilatori, gli arcieri e i guerrieri, già identificate, abbiamo scoperto un’altra figura che indossa dei sandali ai piedi: bisogna capire cosa può indicare”.
Elaborato dalle Università di Sassari e di Cagliari d’intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano, il progetto ha predisposto l’analisi geofisica e delle ortofoto del giacimento e, attraverso nuovi scavi e le tecniche di archeologia del paesaggio, anche lo studio del popolamento umano del territorio nell’antichità.
“Dalle prospezioni geofisiche abbiamo avuto la conferma che il sito di Mont’e Prama è monumentale, e la sua storia va vista in relazione dialettica con quella dei Fenici – ha spiegato ancora il professore – Le tombe sono accompagnate da segnali: ci sono statue, torri, betili. Attraverso questi scavi possiamo comprendere cosa accadeva in quegli insediamenti, cosa mangiavano le popolazioni, quali attività svolgevano. Questo gigantesco luogo di culto funerario può farci capire se ci troviamo di fronte a una tribù, a un lignaggio o a una famiglia. Ma i nuovi risultati danno origine a ulteriori domande, aprono problemi e prospettive che necessitano di studi ulteriori”.
Il sito archeologico si conferma dunque una risorsa che potrebbe essere sfruttata per lo sviluppo del territorio dal punto di vista del turismo culturale. Ne è convinto anche il sottosegretario al Mibact Francesca Barracciu, che ha partecipato al dibattito: “I giganti sono diventati il simbolo della Sardegna forse più dei quattro Mori – ha dichiarato – E’ necessario creare attorno a loro un progetto di valorizzazione per incrementare l’indotto economico”. Lanciando infine l’idea di “organizzare una ospitalità temporanea di una di queste sculture presso il Quirinale per promuovere la divulgazione di questi beni che appartengono a tutti e non solo ai sardi”.

Fonte: TAFTER 

Cerca nel sito