Siria splendore e dramma, a Roma una mostra dedicata al patrimonio culturale Siriano

21.06.2014 14:40

Le meraviglie di Ebla e di Palmira, le rovine romane, le testimonianze cristiane e islamiche e il rischio distruzione che grava a causa del conflitto bellico siriano su un patrimonio storico-artistico senza pari è al centro della mostra che si apre oggi (e fino al 31 agosto) a Palazzo Venezia. “Ci battiamo contro la rassegnazione dominante”, ha detto Francesco Rutelli, che in qualità di presidente dell’Associazione Priorità Cultura ha promosso l’iniziativa con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore del patrimonio culturale siriano e sull’importanza della sua tutela, anche proponendo alcune linee di intervento, come la smilitarizzazione dei più importanti siti archeologici.

Presentato alla stampa, il progetto della mostra è stato reso possibile grazie alla stretta collaborazione con Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, a capo della Missione Archeologica Italiana in Siria dell’Università La Sapienza di Roma. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha subito abbracciato l’iniziativa incaricando la soprintendente del Polo Museale Daniela Porro di sostenerla e ospitarla nella sede di Palazzo Venezia, dove in poco tempo sono confluiti i circa venti reperti provenienti dai maggiori musei italiani per illustrare lo splendore delle civiltà che si sono susseguite in terra siriana.

“Dalla Siria sono arrivati imperatori e papi, lì sono nati i primi alfabeti, grandi realizzazioni architettoniche e più di ogni altro paese è stata la culla della civiltà del mondo”, ha aggiunto Rutelli sottolineando come la mostra romana, messa a punto con scarse risorse economiche e in poco tempo, sia in realtà controcorrente. “Quello che più pesa è naturalmente l’emergenza umanitaria, gli oltre 150.000 morti, i milioni di profughi, le migliaia di rifugiati che cercano scampo anche sulle nostre coste – ha detto – ma anche la distruzione del patrimonio culturale, con i siti saccheggiati o diventati teatri di battaglia, è un rischio che l’umanità non può continuare a correre. Una volta distrutto non c’è più”.

Consapevoli della difficoltà di intervenire in Siria, lo scopo reale della mostra è proprio quello, ha aggiunto Rutelli, di rivolgere alla comunità internazionale un monito politico per tentare almeno di salvaguardare cinque siti archeologici di fondamentale importanza: la Cittadella di Aleppo con il Suq e la Moschea degli Umayyadi, Bosra, Apamea e la Cittadella di Qalaat el-Mudiq, Ebla e Qalaat Siman (San Simeone). Luoghi su cui vigilare al più presto come racconta una grande foto satellitare allestita in mostra e che testimonia in che modo gli scavi clandestini si succedano a perdita d’occhio sul territorio.

Mentre risuona la musica di Ennio Morricone, che per l’iniziativa ha ideato dei brani inediti, ecco la sala finale del percorso che si trasforma in una casa matta, in cui tutto, monumenti e vite, è sotto tiro. E se l’Ue ha risposto tiepidamente all’iniziativa romana (ogni paese, ha una visione diversa della situazione siriana, ha precisato Rutelli), l’Unesco sta cominciando a muoversi. E anche in Siria, ha aggiunto Matthiae, alcuni luoghi straordinari sono stati abbandonati dalle milizie che prima vi combattevano. Senza contare, ha concluso l’archeologo, che Parigi e Berlino stanno lavorando per realizzare eventi espositivi come quello di Roma.

 

 

 

Fonte: tafter

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