Restauro: ultimato il restauro del Ratto delle Sabine di Giambologna a Firenze

06.09.2013 16:04

È stato presentato questa mattina, nella saletta didattica della Galleria dell’Accademia, il restauro del modello in “terra cruda” del Ratto delle Sabine di Giambologna, la cui versione in marmo si può ammirare nella Loggia dei Lanzi.

Erano presenti il Direttore della Galleria dell’Accademia, Angelo Tartuferi, la direttrice del restauro (e già Direttore dello stesso museo) Franca Falletti, la restauratrice Cinzia Parnigoni e il Presidente della Fondazione non profit Friends of Florence, Simonetta Brandolini d’Adda, che ha finanziato le indagini diagnostiche sull’opera.

Insieme a quelli della Vittoria di Firenze su Pisa (Giambologna) e del Torso di fiume (Dio fluviale, di Michelangelo), il modello del Ratto delle Sabine realizzato tra il 1579 e il 1580 è tra i più antichi originali in scala 1:1 che si siano conservati in tutto il mondo.

Presente nel museo di via Ricasoli sin dal 1911, prima della vasta operazione di indagine diagnostica propedeutica al restauro, il modello presentava uno stato di conservazione preoccupante: la superficie plastica risultava rivestita da più strati di gesso usato durante vecchi restauri. In alcuni punti della scultura gli strati delle sovrammissioni raggiungevano spessori tali da modificarne le forme, in altri celavano punti di frattura, e in altri ancora il gesso era stato usato per ricostruire parti mancanti (braccia della Sabina e gamba sinistra del Sabino).

Per questo motivo, e per l’insolita tipologia del materiale, nell’arco di un anno si sono svolte approfondite indagini – rese possibili grazie al finanziamento della Fondazione non profit Friends of Florence – che hanno coinvolto otto diversi enti (vedere la lista nel colophon allegato).

Quindi ha preso il via la delicata fase di restauro vero e proprio che, diretto dall’allora Direttore della Galleria dell’Accademia, Franca Falletti, ha visto impegnata Cinzia Parnigoni (la stessa che otto anni fa restaurò il David di Michelangelo in occasione del 500° anniversario della sua realizzazione) insieme alle sue collaboratrici di Arte R.O.S.A.

Alla fine, oltre al pieno recupero di un’opera d’arte dai caratteri eccezionali, il restauro ha rappresentato anche una straordinaria occasione di studio e di esperienza di conservazione che potrà essere utile per futuri interventi. “Il restauro concluso – ha affermato il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini – non solo riguarda un capolavoro assoluto del Cinquecento, ma rappresenta un autentico successo sotto il profilo metodologico e tecnico”. “La scultura aveva subito molte manipolazioni – ha sottolineato Franca Falletti, già Direttore del museo e responsabile dell’intera operazione di restauro – consistenti in stuccature e ridipinture ampie e di notevole spessore, anche a seguito degli inevitabili danni prodotti dai successivi e frequenti spostamenti. La loro rimozione ha permesso di recuperare il modellato originale, pesantemente ottuso su tutta la superficie e alterato del tutto in particolari zone, dando a fine restauro un’immagine delle capacità scultoree del Giambologna assolutamente inedita”.

Da parte sua la restauratrice Cinzia Parnigoni ha ricordato come “il restauro del David, otto anni fa, fu un’esperienza soprattutto di tipo emozionale, mentre stavolta si è trattato di un’impresa molto impegnativa a livello tecnico. Infatti affrontare questo restauro ha richiesto da parte di tutto il gruppo di lavoro molto coraggio e determinazione. Numerose si sono rivelate le incognite e le incertezze da affrontare sia per la tipologia del materiale (terra cruda) piuttosto insolito, sia per la scarsità di informazioni da cui prendere spunto relative a lavori precedenti fatti in questo campo”. “L’ampio materiale di risultanze diagnostiche – ha detto il Direttore della Galleria dell’Accademia, Angelo Tartuferi – e l’aggiornata definizione critica di questo capolavoro del grande scultore fiammingo confluiranno in un volume che sarà pubblicato l’anno prossimo, a cura di Franca Falletti e di Lia Brunori – vicedirettrice del museo e responsabile del Dipartimento cui afferisce l’opera – dall’editore Sillabe di Livorno nell’ambito della collana di studi ufficiale della galleria, dal titolo assai significativo “Il luogo del David”. Tale collana, avviata nel 1997 su iniziativa di Franca Falletti, riprenderà vita proprio con questa importante pubblicazione”.

 

Fonte: Tafter

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