Restauro: torna a brillare il gesso del Canova “caduto” ad Assisi

08.11.2014 12:55

Dopo l’incidente avvenuto nella trasferta di Assisi l’opera è  pronta per essere restituita alla “Vannucci” di Perugia

 

Un restauro che sembrava impossibile è, invece, in dirittura d’arrivo. 
Trasferta di esperti della Vannucci nel laboratorio dove è in  corso la complessa restitutio ad integrum del cosiddetto “gesso del Canova”.
Tra non molto, al Museo dell’Accademia, al posto della foto dell’opera canoviana “L’uccisione di Priamo” rivedremo l’originale.
Per fortuna, nei momenti immediatamente successivi al crollo e relativo danneggiamento dell’opera (che doveva essere prelevata per una mostra), si sono comportati a dovere. Anche perché il conservatore della Vannucci non è un pincopallino qualunque, ma  Giovanni “the king” Manuali, un restauratore di riconosciuto prestigio.
I frammenti, dal più grosso al più piccolo, erano stati accuratamente raccolti, ordinatamente collocati in contenitori trasparenti, identificati con numerazione progressiva, dalla sinistra alla destra dell’opera.
Non è un caso che, subito dopo l’incidente, il museo sia stato chiuso e la zona transennata. Proprio per evitare pastrocchi.
«La raccolta dei pezzi - aveva precisato il direttore Paolo Belardi - è avvenuta secondo le linee del progetto di restauro, scelto tra diverse proposte».
Ha fatto scuola il recupero della volta di Assisi, spappolata per effetto del terremoto del 1997.
«Siamo stati affiancati - dice Belardi - da esperti dell’Istituto per il restauro di Roma, dal soprintendente Fabio De Chirico e dalla dottoressa Tiziana Biganti, i quali ci hanno orientato nell’individuazione dello specialista cui affidare un incarico così delicato. Per una spesa che sfiora i 100 mila euro».
Somma che - s’intende - sarà interamente corrisposta dall’assicurazione. Società assicurativa che dovrà, in seconda battuta, compensare ulteriormente l’Accademia per i danni materiali e d’immagine incolpevolmente subiti.
Tra le varie offerte pervenute (sette), è stata individuata quella che forniva le maggiori garanzie di esperienza e affidabilità, pur essendo tutte valide, articolate, professionali.
«È sbagliato definire “gesso” la materia di cui è composto il pannello», aveva spiegato Giovanni Manuali. «Per la precisione - chiariva - si tratta di una miscela di polvere di marmo, grassello di calce e colla caseina. Componenti in grado di formare un amalgama duro, che non si sbriciola e non si polverizza come il gesso: questo fa sì che i pezzi e perfino le scaglie si possano reincastrare, incollandoli con resine idonee».
«Oltretutto - spiega - è falso che il pannello si sia sbriciolato, in quanto è armato e ha riportato un danno solo nel punto in cui ha urtato». «Un punto - aggiunge - in cui peraltro non è effigiato nessun personaggio, ma c’è solo lo sfondo».
Il professionista incaricato del lavoro è stato individuato nel fiorentino Daniele Angellotto, uno che sa dove mettere le mani. Suo il restauro delle sei metope in gesso di Venezia e del Napoleone di Brera, entrambi canoviani: credenziali, dunque, che lo accreditano come professionista d’eccellenza.
La fase A del restauro (ossia la raccolta scientifica e classificazione dei frammenti) è stata perfettamente eseguita.
Ha fatto quindi seguito la fase B (reincollaggio), anche per rilevare eventuali mancanze.
Adesso siamo alla C (ricognizione laser in 3D su un altro pezzo integro, come quello al Correr di Venezia o di Possagno, per un confronto).
Questa proceduta è utile per ottenere una controforma quale metro di paragone. Anche se su questo punto pare ci sia qualche comprensibile ritardo, che verrà colmato in tempi brevi.
Infine la fase D:  trasporto a Perugia e ricollocazione al museo. Che ci si augura non lontana, avendo già, il restauratore, sforato i tempi previsti per la riconsegna.
Perché i materiali sono stati conferiti nella capitale medicea? Per poter proficuamente utilizzare la strumentazione tecnico-scientifica di cui dispone Angellotto nella città del Giglio.
Domani stesso Manuali, accompagnato da un membro del consiglio d’amministrazione della Vannucci,  sarà a Firenze per verificare lo stato dell’arte del restauro. Una spedizione che, ci si augura, rassicurerà i vertici dell’Accademia e la città.

 

Di: SANDRO ALLEGRINI

Fonte: giornaledellumbria.it 

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