Restauro: parte il restauro della Grotta di San Pietro a Antiochia.

10.04.2013 18:44

 

 

A duemila anni dalla prima messa che vi avrebbe celebrato secondo la tradizione cristiana il primo degli apostoli, un millennio dopo essere stata trasformata in cappella dai crociati, è oggi il governo islamico turco del premier Recep Tayyip Erdogan a farsi carico del restauro della Grotta di San Pietro a Antiochia, la più antica chiesa rupestre del mondo. I lavori ora sono iniziati, riferisce la stampa turca, sotto la direzione del Museo di Antiochia, ‘proprietario’ della Grotta di San Pietro, che fu il primo vescovo di Antiochia, dopo avere lasciato Gerusalemme e prima di approdare a Roma. La chiesa scavata nella pietra friabile del Monte Silpius, che domina l’antica Antiochia sull’Oronte, un tempo ‘Regina d’Oriente’ e una delle tre capitali del Mediterraneo con Roma e Costantinopoli, è oggi alla periferia della cittadina turca di Antakya, a due passi dal confine con la Siria e dalla sua guerra civile. Qui passano, secondo l’opposizione turca, i miliziani jihadisti che vanno a combattere oltrefrontiera. Alta sette e pronfonda tredici metri, da tempo praticamente all’abbandono, la grotta era ormai a rischio crolli. La montagna attorno si sta sgretolando in alcune aree. Il primo intervento sarà sulla struttura, per metterla in sicurezza e stabilizzare l’intera area. Sarà ingabbiata con travi d’acciaio, sara’ ripulita, verranno protetti i mosaici e i pesci incisi sulle pareti dai primi cristini che vi trovarono rifugio 2mila anni fa. Il ministero del turismo e della cultura turco che ne ha deciso il restauro spera di trasformarla in un oggetto di desiderio per turisti e pellegrini, che la vicina guerra siriana, e il passaggio dei ribelli, ora ha messo in fuga. Sotto la Grotta sarà realizzato un parcheggio, con area commerciale, negozi di souvenir, bar e ristorante. La Grotta ufficialmente da tempo non è più un luogo di culto. E’ una ‘dependance’ del museo, per entrare bisogna pagare il biglietto. Viene prestata alla Chiesa cattolica – cui la Turchia non riconosce status giuridico – per qualche messa e celebrazione ecumenica ogni anno. Ma le cose non sempre sono facili secondo la stampa turca, che parla di difficoltà burocratiche. Ma i cristiani rimasti ad Antiochia sono poche decine. Questo benché ci siano tuttora ben tre Patriarchi di Antiochia (il maronita Bechara Rai, il siro-cattolico Ignace Yoseph III Younan e il greco-melchita Gregorio III Laham). Oggi pero’ ormai hanno sede e vivono in Libano e in Siria. Per i cristiani Antiochia rimane una culla storica. Qui per la prima volta, secondo gli Atti degli apostoli, i seguaci di Gesù vennero chiamati per la prima volta, appunto, ”cristiani”.

Fonte: ANSAmed
 - 8 aprile 2013 -

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