Restauro: a Quarna, in Piemonte, il paese fa la colletta per restaurare i dipinti del patrono

23.07.2013 18:31
Raccolti 33 mila euro nel paese da 285 abitanti: con altri 30 mila euro della Compagnia di San Paolo le tele sono state recuperate
vincenzo amato
quarna sotto

Si sapeva che il restauro sarebbe stato complesso e oneroso: in parte, lo avrebbe pagato la Compagnia di San Paolo, ma il resto, oltre 33 mila euro, mancava all’appello. 

 

Di questi tempi trovare mecenati disposti a «sponsorizzare» il restauro di opere d’arte non è facile, ma la popolazione di Quarna Sopra, 285 abitanti, neonati compresi, non si è fermata davanti allo scoglio di una pur cifra elevata. Molti hanno messo direttamente le mani in tasca e alla fine, in due anni, sono stati trovati i 33 mila euro necessari a completare il restauro delle due gigantesche tele dedicate a Santo Stefano, lavori sono stati eseguiti da Sergio Berdozzo di Borgomanero. 

«In pratica è come se ogni residente di Quarna Sopra avesse tirato fuori più di cento euro a testa - osserva il sindaco Carlo Quaretta - qualcuno potrebbe restare sorpreso: una comunità con meno di 300 abitanti che si impegna per far fronte, in poco tempo, ad una spesa simile. In realtà nei nostri piccoli paesi siamo abituati a fare da soli e soprattutto siamo legati alle nostre tradizioni e alle nostre opere d’arte». Così uno dei comuni più piccoli del Vco ha restaurato due tele tra le più grandi presenti nelle chiese della provincia, opere risalenti al XVIII secolo raffiguranti due episodi della vita di Santo Stefano, patrono dei quarnesi.  

 

Due tele di ragguardevoli dimensioni: 333 centimetri di altezza per una larghezza di 287 centimetri. Per restaurarli ci sono voluti due anni, a rendere possibile l’operazione anche il contributo di oltre 30 mila euro della Compagnia di San Paolo. Il resto lo hanno fatto i quarnesi con il gruppo parrocchiale e le associazioni: «Una cosa importante - dice il parroco don Pietro Minoretti - conservare quanto ci hanno lasciato i nostri antenati non è solo un dovere morale, ma un modo per consegnare alle nuove generazioni la memoria delle nostre comunità». 

Fonte: La Stampa

 

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