Restauro dei tessuti di beni etnografici.

08.05.2013 19:58
LE PROBLEMATICHE DEL RESTAURO DEI TESSUTI APPLICATA AI BENI ETNOGRAFICI-ETNOANTROPOLOGICI
Il restauro di manufatti di origine africana

"Comunemente s'intende per restauro qualsiasi intervento volto a rimettere in efficienza un prodotto dell'attività umana" ("Teoria del restauro" di Cesare Brandi, 1963, Einaudi")
Il restauro è una cosa molto delicata. Innumerevoli sono i manuali che trattano argomenti specifici del restauro, primo tra tutti "Teoria del restauro" di Cesare Brandi, divenuto la "Bibbia del restauratore". Tratta  il restauro della pittura antica, dei monumenti, il problema delle lacune e della patina. Esistono teorie e regole riconosciute da tutti coloro che lavorano nel campo del restauro.


E il materiale etnografico e etnoantropologico?


Pochissime sono le pagine che trattano di restauro di oggetti di questo tipo così come il restauro delle cosiddette arti minori.
I restauri che si tratteranno qui di seguito sono effettuati su oggetti provenienti dall'Africa, più esattamente dalla Nigeria, ma la filosofia di restauro che è qui applicata, è applicabile su qualsiasi manufatto che non abbia una valenza estetica legata all'intervento diretto di un artista, la cui opera non è sostituibile da altra persona, anche su suo progetto.

I restauri mirano a tramandare l'immagine che altrimenti si perderebbe e portare testimonianza di un manufatto unico e raro.
Prima di delineare i criteri che permetteranno di poter mettere mano sulle opere per compiere il restauro, è opportuno sapere come nella loro terra d'origine i manufatti sono restaurati da coloro che ne sono in possesso e li usano.  Nella cultura africana non si prevede il restauro come lo intendiamo noi. Di fronte ad un'opera di importanza rilevante, la risanano con gli elementi e materiali che hanno a disposizione (resine, fango, sostanze organiche di varia natura, sterco, polveri di legni tossici, legature di pelle, graffe di metallo, piastre di metallo), che talvolta abbelliscono l'opera rendendola ancora più preziosa ed importante. La loro finalità non è quella di avere un oggetto da museo, ma un manufatto che possa ancora compiere la sua funzione. Nel momento in cui l'oggetto non assolve più la sua funzione può essere declassato, riciclato e infine buttato oppure sconsacrato per lanciarlo sul mercato dell'arte. La sconsacrazione consiste nell'atto di mutilare il manufatto, in modo da avere una figura non più completa, quindi incapace di espletare il suo compito, qualunque esso sia.
 

IL RESTAURO DI UNA MASCHERA (ABITO E CINTURA) SPIRIT MAIDEN DELLA TRIBU' IGBO - NIGERIA

 


ABITO
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foto 1 e 2: Maschera , 1930 ca, fronte e retro prima delle operazioni di restauro

Problematiche


La maschera, databile intorno al 1930 ca., prima delle operazioni di restauro si presentava  in un pessimo stato di conservazione con uno sporco uniforme su tutta la superficie del manufatto.  Le parti ricamate con filo di lana accusano un forte deterioramento che, in alcuni casi, ha causato la perdita totale della decorazione lasciando impresso nel tessuto i fori in cui il filato passava. In più zone le fettucce di cotone non aderiscono più al tessuto a causa della perdita dei punti di cucitura che lo ancoravano ad esso.  Tra i seni è presente una grande lacuna, specularmene anche nella parte posteriore, nella zona delle scapole. Molte sono le lacune nella parte posteriore e nelle gambe. 
Il danno peggiore era situato nella parte interna della foderatura oramai fragilissima.  Il tessuto ha perso le sue proprietà elastiche e resistenti. Il degrado della fibra del tessuto interno ha comportato molti problemi: perdita di consistenza e creazione di depositi causati dall'avanzato degrado della fibra. In alcuni punti la fodera è completamente andata persa o ridotta alla consistenza di polvere.
E' presente un restauro, probabilmente eseguito dagli Igbo stessi, in corrispondenza del cavallo. In quanto storicizzato si è deciso di mantenerlo e restaurarlo come il resto dell'opera.

Pulitura


Pulitura a secco mediante microaspiratore interponendo una rete metallica a protezione del manufatto. E' stato eseguito un test di stabilità dei colori, ma a causa della loro instabilità non è stato possibile praticare una pulitura ad umido sull'oggetto.  

Consolidamento


A causa del fortissimo degrado della fodera interna è stato necessario inserire un supporto in tela di lino in corrispondenza del busto, in quanto le zone degli arti non accusavano un degrado così accentuato. In corrispondenza delle lacune è stato inserito anche un tessuto del colore opportuno per risanarle.

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foto 3 e 4: rappresentazione grafica dell'inserimento della fodera interna


Il tessuto di lino inserito nella zona del busto per quanto aderente all'abito, aveva i lembi leggermente alzati. Inoltre lo spessore della zona centrale risultava più spessa di quella delle gambe. È stato opportuno quindi, creare uno scivolo di tessuto perfettamente aderente alla gamba dalla tela utilizzata per il rinforzo del busto (fig 5). in vista di una esposizione, il tubo inserito per il sostegno, scorre facilmente senza correre il rischio di incastrarsi tra il lino e il vestito, provocando danni e strappi alla maschera. Per raccordo è  stato utilizzato un tessuto di colore nero, termoadesivo. Per farlo aderire è stato utilizzato il termocauterio a bassa tempetatura, interponendo tra tessuto e strumento un foglio di carta siliconata.


Integrazione


Le numerosissime lacune delle decorazioni sono state integrate con fettucce ricavate da tessuti di cotone. Esse sono state fatte in maniera analoga a quelle utilizzate per l'abito Igbo, ripiegando tre volte il tessuto. Analizzando i punti di cucitura originari si è deciso di utilizzare i filati degli stressi colori dell'originale. L'integrazioni  delle decorazioni  sono state possibili attraverso l'analisi del vestito. Infatti esso, prendendo come punto di riferimento l'asse centrale verticale, è stato decorato in maniera speculare. Grazie a questo, è stato possibile integrare alcune decorazioni laddove il tempo le aveva cancellate. In zone più deteriorate non è stato possibile praticare le cuciture, si è intervenuto quindi con un adesivo.

 

Ritocco


Una volta pulita nuovamente tutta la superficie mediante microaspiratore si è proseguito ad una presentazione estetica. Le integrazioni effettuate erano troppo evidenti poiché il cotone utilizzato per le integrazioni era pulito e non consumato dal tempo e dal degrado. Con l'acquerello sono state quindi abbassate di tono ottenendo una maggiore armonia cromatica del manufatto.

 

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foto 5 e 6: Maschera  fronte e retro a termine delle operazioni di restauro.

 

 

CINTURA

 

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foto 7 e 8 : cintura prima ed alla fine delle operazioni di restauro 

Pulitura


Operazioni di pulitura con microaspiratore e ulteriore pulizia con spugna wishab. L'instabilità dei colori non ha permesso, anche in questo caso, la pulitura ad umido.

 

Consolidamento e integrazione


Il degrado maggiore risiedeva nella parte decorativa centrale della cintura. Gli elementi trapezoidali sono in cartone e foderati in tessuto. In quello più danneggiato il cartone aveva subito forti traumi e rotture. E' stato necessario quindi restaurare prima il cartone per poi integrare le lacune con cotone precedentemente tinto di colore simile a quello originale.
I punti di cucitura andati persi sono stati riproposti con filato in cotone di colore simile all'originale.

 

Ritocco


Una volta terminate le operazioni di consolidamento, le lacune si sono fatte adeguare cromaticamente abbassandole di tono mediante acquerello.

 


 

IL RESTAURO DI UN ABITO DI UNA STATUETTA ERE IBEJI DELLA POPOLAZIONE YORUBA - NIGERIA

 


Le statuette Ere Ibeji rappresentano lo spirito del bambino gemello defunto. Nella popolazione Yoruba è radicata l'usanza di creare una statuetta in onore del figlio deceduto (moltissimi sono i parti gemellari, una volta aveva una valenza maligna, dal XX sec in poi ha acquisito un'importanza benigna). Le madri accudiscono, vestono, puliscono e fanno offerte alla statuetta, proprio come se il figlio fosse ancora in vita.

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Foto 9  e 10: vestitino fronte e retro prima delle operazioni di restauro databile intorno a fine 1800 inizio 1900


Problematiche


il piccolo indumento ha perso gran parte di cauri (conchiglie) sia nella zona posteriore che nella zona anteriore. Il vestitino è composto da sei strati di tessuto e bordato nella parte bassa da una rifinitura in pelle, mancante in parte. Il tessuto più interno è di juta, quello successivo in cotone rigato, mentre i restanti quattro sono in cotone di colore verde scuro. L'opera risulta deformata e con molte lacune.

 

Pulitura


È stata effettuata una pulitura mediante micro aspiratore interponendo dove possibile, la retina metallica tra opera e aspiratore. Prima all'interno e successivamente nella parte esterna. I cauri sono anch'essi stati puliti per aspirazione conservando la patina dovuta all'uso della statuetta.

 

Consolidamento


A causa del forte degrado, è stato necessario inserire all'interno una fodera in cotone, di tinta neutra, che consentisse di dare la solidità opportuna alla piccola opera come mostra. Essa è stata cucita all'abito mediante punti di cucitura in corrispondenza delle zone che avevano bisogno di punti di ancoraggio per fermare il tessuto lacero. Laddove il tessuto risultava molto infragilito non è stato possibile effettuare delle cuciture. In questo caso e in casi analoghi è stato usato un adesivo. Il bordo inferiore, di pelle, è stato ricucito riunendolo a sei strati di stoffe che compongono l'abitino. I cauri con ancoraggi precari sono stati consolidati con una ulteriore cucitura.

 

Integrazioni


Per evitare un ulteriore degrado dei tessuti si è ritenuto necessario creare dei bordi contenutivi in corrispondenza del collo, delle aperture delle spalle e nel bordo inferiore. Naturalmente tale operazione si è fatta perché sul vestito erano presenti le testimonianze necessarie per capire che in precedenza tali elementi erano presenti. Il materiale per la creazione dei bordi è similare a quella della foderatura, con trama leggermente più fine.

 

Ritocco


I bordi contenutivi sono stati acquerellati per ottenere una uniformità cromatica con il resto del manufatto. L'orlo inferiore è stato acquerellato con tinte più scure, più simili al  colore della pelle presente in suddetta zona.

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foto 11 e 12: abito a fine delle operazioni di restauro posizionato su una statuetta Ere Ibeji

 

Realizzato da:  Anita Perolio

Fonte: Inforestauro.Org --> http://www.inforestauro.org/tutto-arte-e-artigianato/1802-restauro-dei-tessuti-di-beni-etnografici.html


 

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