Perché 500 giovani per la cultura

15.12.2013 12:16

 

Mi sembra importante e doveroso rispondere a tutti quelli che mi hanno scritto in merito al bando emanato dal Ministero relativo ai “500 giovani per la cultura“.

In questo momento, come sapete, il Mibact, e insieme ad esso tutta la Pubblica Amministrazione, non può assumere personale, in base alle leggi vigenti. Purtroppo questo Ministero ne risente più di altri, perché non ha bisogno solo di personale amministrativo ma anche lavoratori formati e specializzati. Se abbiamo bisogno di un archeologo a Sibari, di un archivista a Torino o di un bibliotecario a Firenze, in questo momento non li possiamo assumere. Sto facendo una battaglia sulla necessità di sbloccare il turnover e i concorsi da quando sono arrivato al Ministero e non intendo fermarmi. Per ora ho avuto la possibilità di disporre l’assunzione in ruolo di 120 assistenti alla vigilanza e di 53 funzionari, ma abbiamo bisogno di molte altre professionalità per svolgere pienamente il nostro ruolo di tutela dei beni culturali.

Nel frattempo abbiamo la possibilità di impegnare 2,5 milioni di euro in formazione: con il decreto “Valore Cultura” abbiamo pensato di dedicarli a 500 giovani, per offrire a neolaureati l’opportunità di una specializzazione che li portasse dentro il patrimonio culturale. La retribuzione adottata è quella prevista per i tirocini, non c’è stata nessuna volontà di sfruttare il lavoro dei giovani laureati bensì di offrire loro un’opportunità unica di formazione. Il patrimonio culturale ha bisogno di lavoro: vero e dignitoso. Potevamo scegliere di non farlo, ma mi prendo la responsabilità di aver deciso di utilizzare questi soldi per dare la possibilità a giovani laureati, che altrimenti non avrebbero potuto avere accesso al nostro patrimonio, di conoscerlo e tutelarlo.

Ci sono delle precisazioni da fare su alcuni aspetti tecnici: i posti di tirocinio non sono a Roma, ma sono distribuiti su tutto il territorio italiano, in modo da non obbligare nessuno che non possa permetterselo ad andare fuori sede. I percorsi formativi si potranno svolgere in istituti di cultura, musei, biblioteche, archivi. Per questo le lauree richieste sono diverse, perché non è un concorso pubblico ma un bando diretto ad aprire le istituzioni culturali alla conoscenza e alla formazione di giovani che un domani potranno contribuire in diversi settori alla tutela e conservazione del nostro patrimonio. Per l’accesso abbiamo richiesto requisiti alti, perché cerchiamo di costruire un’Italia del merito e speriamo che laddove le possibilità sono limitate, ad accedervi siano i migliori, quelli che hanno studiato con più passione e impegno. Rivedrò personalmente tutte le clausole del bando per accertarmi che siano corrette e ove ci fossero errori porremo rimedio senza paura di ammettere di aver sbagliato.

È giusto anche chiarire che chi si formerà ora non sarà in concorrenza con chi da decenni è impegnato nel lavoro di tutela del patrimonio: in questo momento non possiamo fare concorsi ma abbiamo voluto creare un’autentica occasione di formazione. È importante non confondere questi due contesti per non compromettere l’entusiasmo e la voglia di imparare delle centinaia di ragazzi e ragazze che si sono già iscritti al bando in un solo giorno.

A chi aspetta da anni che il proprio lavoro per il patrimonio divenga stabile e sicuro sarà rivolto il nostro impegno nell’individuare una soluzione che riconosca la loro professionalità, la loro competenza, la dedizione: e in questa direzione è andato il lavoro della commissione per la riforma del Ministero.

Mi fa piacere poter prendere in prestito l’hashtag #500destini per la condivisione di questo post, perché pone l’accento su una rete di gruppi di lavoro diffusi in tutto il Paese, in uno scambio fra la freschezza dei ragazzi e la storicità del nostro patrimonio culturale.

Fonte: massimobray

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