Palmira, raso al suolo dall'Is il tempio di Baal Shamin. Unesco: crimine contro l'umanità

25.08.2015 09:47

Cinque giorni dopo aver decapitato su una piazza pubblica di Palmira Khaled al Asaad, 82 anni, uno dei massimi esperti siriani di antichità ed ex direttore del sito archeologico locale, l'Is ha distrutto uno dei principali templi dell'antica perla nel deserto siriano. E' quello di Baal Shamin, a poche decine di metri dal teatro romano della città, dove la Stato islamico aveva inscenato alcune esecuzioni pubbliche. Anche questa volta a riferirlo è l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che cita alcuni residenti della città in fuga dalla furia assassina dei jihadisti. Il santuario di Baal Shamin (Il signore del Cielo) è del secondo secolo dopo Cristo ed è dedicato ad una divinità assimilabile a Mercurio. Per il direttore generale dell'Unesco Irina Bokova la distruzione è pari a un "crimine di guerra" e i "responsabili devono rendere conto delle loro azioni".

Il sito di Palmira è da mesi sotto attacco dell'Is e la distruzione del tempio di Baal Shamin è l'ennesimo duro colpo per l'antica città siriaa. Il sito è caduto nelle mani dello Stato islamico il 20 maggio e da allora è stato usato come palcoscenico per efferatezze e violenze. In un video diffuso all'inizio di luglio dall'Ondus, vengono mostrate immagini scioccanti: venticinque soldati siriani inginocchiati, alle loro spalle altrettanti giovani, alcuni ragazzini di forse 13 o 14 anni, che li uccidono con un colpo alla nuca mentre sulle gradinate dell'anfiteatro si vedono centinaia di uomini in abiti civili che assistono. Al Asaad è stato invece ucciso il 18 agosto: decapitato sulla pubblica piazza davanti al museo che per decenni ha diretto, e il suo cadavere appeso ad una colonna romana, delitto che ha suscitato durissime reazioni internazionali e un profondo sdegno in tutto il mondo.

Dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, la città di Palmira fiorì nell'antichità come punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano ed ebbe un notevole sviluppo fra il I ed il III secolo dopo Cristo. Per questo motivo fu soprannominata la 'Sposa del deserto'. Il nome greco della città, 'Palmyra', è la traduzione dall'originale aramaico, Tadmor, che significa 'palma'.

 

 

 

 

Fonte: repubblica.it

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