Milano: Imbrattato nella notte il portale centrale del Duomo

07.11.2014 11:14

Sembra uno scarabocchio, uno schizzo senza senso. Invece per gli agenti del Nucleo Antigraffiti del Comune di Milano quel tratto con lo spray bianco scoperto stamattina sul portale centrale del Duomo potrebbe essere la firma di un writer e per questo stanno cercando nel loro database una corrispondenza con altre già fotografate in città. In gergo si chiama tag ed è ciò che identifica l'autore di un "pezzo", che sia un murale o una semplice parola. Tra le tante "discipline" nel mondo del writing c'è anche il bombing, il bombardamento di una zona con un unico vocabolo o con la propria tag. Più è difficile e pericoloso il punto in cui si lascia la firma, più cresce la popolarità dell'autore nella comunità di writer.
 
Il Duomo, come è facile immaginare, vale molti punti. Dunque potrebbe essere questo che ha spinto l'ignoto teppista a scrivere sulla «Porta di Maria», la porta centrale in bronzo su cui sono incisi i bassorilievi dedicati alla Passione di Cristo. Due parole con spray bianco-argento di un metro e mezzo per un metro tracciate probabilmente nella notte e rimosse nel pomeriggio dal personale della Veneranda Fabbrica del Duomo, lo storico ente preposto alla conservazione e valorizzazione della Cattedrale. Prima, però, gli uomini della Scientifica hanno catalogato tutto e prelevato dei campioni di vernice per confrontarli con altri in memoria. Il telone bianco montato davanti all'ingresso per permettere agli esperti di lavorare con maggiore calma ha incuriosito passanti e turisti che hanno scattato a loro volta una foto da caricare sui social network. Altre scritte in azzurro ("distroy" e "distruvy") sono state trovate sui pannelli installati sui muri laterali di fronte al Palazzo Reale. "Forse erano una specie di prova del teppista prima del 'capolavoro' centrale - spiegano dal comando della polizia locale - Deve aver agito durante la notte perché a quell'ora non ci sono servizi di guardia". Saranno i filmati delle tante telecamere in zona a fornire maggiori informazioni sul momento esatto e, forse, sull'identità dell'autore.
 
In ogni caso, non è il primo a imbrattare il simbolo della città e probabilmente non sarà l'ultimo. Lo dicono i numeri, e i soldi spesi ogni anno dalla Veneranda Fabbrica del Duomo: 50 mila euro per ripulire le pareti da scritte e graffiti di turisti maleducati o semplici teppisti. "Preferiamo non fare alcun commento soprattutto per non dare troppo rilievo a questi gesti: se vogliamo bene al monumento meglio non fare troppo pubblicità a questi episodi che provocano molta emulazione - dichiarano dall'Ente - Questa volta l'episodio ha avuto un risalto maggiore perché la scritta era su un portale ma continuamente dobbiamo intervenire per queste problematiche e lo facciamo rapidamente. Anche stavolta, non appena la polizia ha completato i suoi rilievi abbiamo sistemato tutto". Le indagini sono affidate al pm di Milano Elio Ramondini, un esperto del campo, che si è occupato di molte inchieste sul fenomeno dei writers. Nei mesi scorsi la Procura era stata la prima, in Italia, a contestare agli stessi writers l'accusa di associazione per delinquere, reato per il quale erano stati condannati dal gup (con rito abbreviato) in due: Zede e Hrvey. La crew di cui facevano parte si vantava delle proprie imprese su Facebook. Sempre Ramondini è il titolare dell'indagine che aveva portato a perquisizioni nei confronti di graffitari che, nell'aprile del 2013, fecero un blitz imbrattando un convoglio della metropolitana milanese diretto a Gessate con a bordo i passeggeri. 
 
Fonte: Ansa

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