L’UNESCO istituisce una task force: i reperti archeologici finanziano le armi dell’Isis

03.11.2014 22:18

 

”Non abbiamo prove tangibili, ma sappiamo che lo Stato Islamico (Isis) vende beni archeologici per acquistare armi e finanziare azioni terroristiche”. A lanciare l’allarme è Mounir Bouchenaki, consigliere speciale del direttore Unesco, Irina Bokova, e direttore generale dell’Arab Center for World Heritage dell’Unesco con sede a Manama.
Solo dieci giorni fa – ricorda Bouchenaki parlando a margine della 17/a Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum – il direttore generale della Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura “ha istituito una task force per l’Iraq e il traffico illecito di opere. E insieme al Comando dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, che ha più di 40 anni di esperienza, alle autorità francesi e all’Interpol, stiamo cercando di lavorare per stringere il cerchio e capire chi immetta sul mercato questi beni, la loro provenienza e soprattutto a quali mercati siano diretti”. Insieme ai rapimenti a scopo di estorsione e alla vendita di petrolio, anche la vendita di beni archeologici trafugati dalla Siria e dall’Iraq figura tra le fonti di guadagno per i jihadisti dell’Isis

”Nessuna prova formale in grado di inchiodare gli estremisti dello Stato islamico – ripete Bouchenaki – ma il lavoro attuale della task force è individuare le filiere e capire dove finiscono i soldi”. Terrorismo e instabilità politica, e di conseguenza crescita esponenziale del mercato nero, sono le piaghe che colpiscono il patrimonio di Iraq, Siria, ma anche in Libia, Yemen e Libano, ”che attualmente sono i Paesi che più ci preoccupano”.
Altro dato allarmante, sottolinea Bouchenaki, è l’allargarsi delle piazze su cui vengono venduti questi reperti trafugati illegalmente. Non soltanto Svizzera e Gran Bretagna. ”Oggi nei Paesi del Golfo, in particolare gli Emirati con Abu Dhabi e Dubai, esistono compratori con grosse somme di danaro che purtroppo acquistano questi beni”.

 

Fonte: Tafter

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