L’ultimo clamoroso oltraggio ai Bronzi di Riace

02.08.2014 19:15
bronzi-di-riace

I Bronzi di Riace, trasformati in squallide icone trash dal reporter francese Gerald Bruneau – Fonte immagine: Dagospia

di Kasia Burney Gargiulo

Per ora la notizia è uscita sul noto e agguerrito sito di gossip e informazione Dagospia e su quello di un periodico indipendente, ma è una di quelle notizie che fanno accapponare la pelle per il cattivo gusto dell’operazione segnalata e per l’irresponsabilità di chi ha permesso che avesse luogo. Il fatto parrebbe risalire a febbraio scorso ma le immagini ed un video sono state diffuse qui in Italia solo ieri. Si tratta della performance che il reporter Gerald Bruneau, collaboratore di importanti testate italiane e straniere, ha inscenato all’interno del Museo Archeologico di Reggio Calabria sottoponendo i celebri Bronzi di Riacead uno squallido travestimento per poi fotografarli e filmarli. Boa di struzzo fucsia, slip leopardato modello-sexy shop e lunghi veli da sposa sono gli accessori con i quali il reporter ha bardato il Bronzo A (quello con la barba e i lunghi capelli inanellati), trasformandolo da guerriero ritratto nella sua nudità eroica in uno dei peggiori stereotipi dell’iconografia gay. Una baracconata, una trovata inaudita, in confronto alla quale i vecchi spot trash della Regione Calabria che ritraevano in varie situazioni le due statue sono dei capolavori di cinematografia.

La versione riferita da Dagospia è che Bruneau si sarebbe introdotto di soppiatto (!) nella sala del Museo di Reggio dedicata ai Bronzi, unendosi ad un gruppo di giornalisti e fotografi organizzato dalla Regione Calabria, e che abbia fatto tutto all’insaputa della Soprintendenza. Stando a quanto riporta il sitoBliz Quotidiano la Soprintendente Simonetta Bonomi sarebbe infatti caduta dalle nuvole dichiarando (riporto il virgolettato originale del sito) che il fatto sarebbe avvenuto «chiaramente senza concordare con me i contenuti del servizio, le cui immagini ho visto per la prima volta adesso». La dott.ssa Bonomi dovrebbe allora spiegare come un’operazione del genere sia stata possibile, con tutti gli allarmi collegati e il personale di custodia presente. Non ci si venga a dire che i custodi hanno creduto alle semplici parole di Bruneau permettendo questo schifo, e anzi supportandolo, senza controllare se questa persona fosse o meno autorizzata a fare ciò che ha fatto o se si trattasse di un pazzo. Ci vuole spiegare la Bonomi come si fa a fissare un velo su una statua che, base marmorea compresa, supera i due metri di altezza, senza che ciò avvenga con il supporto di qualche strumento? E come può un fotografo ficcarsi sotto le transenne che circondano la statua, senza che nessuno del personale lo prenda e lo trascini via per i capelli? A rispondere a queste domande basterebbero le immagini in cui si notano chiaramente alcuni membri del personale del Museo collaborare col reporter alla realizzazione di questo osceno servizio fotografico e una scala il cui uso qualcuno avrà pur autorizzato.

In tutta questa storia, l’altro aspetto paradossale è che si vorrebbe far passare l’operazione per qualcosa di artistico. Chi ha scritto il pezzo per Dagospia parla della volontà del fotografo di truccare i Bronzi di Riace per “sottrarli al proprio status di capolavoro e dare vita ad una nuova visione”. Insomma Bruneau vorrebbe proporli come icone camp; mostrare “il lato ignoto della realtà”. A suo dire i Bronzi sono esempi di una cultura, quella greca, in cui erotismo e affinità erano diverse dalla tradizione odierna molto più omofoba. Ma questo, sinceramente, non doveva venire Bruneau a dircelo, nè tanto meno dirlo trasformando questi capolavori della statuaria greca in grottesche baldracche.

“Usare il linguaggio del kitsch come unica categoria condivisibile; piegare l’estetica ed il canone proporzionale ideale a svolgere funzioni di denuncia sociale…contro il pregiudizio e l’ipocrisia”, sono alcune delle altre espressioni usate su Dagospia per dare un senso ad una iniziativa che ha soltanto il sapore di una trovata del suo autore per far parlare di sè.  E’ facile, come al solito, “mettere  i baffi alla Gioconda”, senza prima essere in grado di crearla. Ancora una volta ci troviamo infatti di fronte ad un tentativo  becero di rappresentare le cose attraverso linguaggi alternativi, quando ancora non si riesce a farlo compiutamente – ed è il caso dei Bronzi di Riace – con il linguaggio stesso con cui l’oggetto da rappresentare è in grado di comunicare: per i Bronzi, il linguaggio immortale dell’Arte, della Storia e del Mito.

E’ di questi giorni il nuovo aspro scontro fra il critico d’arte Vittorio Sgarbi che vorrebbe i Bronzi a Milano per l’Expo 2015 e quanti invece – per varie ragioni – si oppongono all’iniziativa. E mentre spira il vento della polemica, una sola cosa è certa: dalla riapertura della sala che accoglie le due statue ad oggi, il flusso di visite pare si sia rivelato un vero flop, se si esclude il primo periodo di ressa dovuta alla novità. E’ su questo dato che occorrerebbe concentrarsi per correre ai ripari e non invece permettere al marpione di turno di usare due capolavori assoluti per i propri discutibili scopi.

FONTE: famedisud.it

Cerca nel sito