L'Ultima Cena di Giorgio Vasari torna all'antico splendore 47 anni dopo l'alluvione dell'Arno

26.12.2013 14:27

 

Il restauro del monumentale dipinto devastato dall'alluvione è stato permesso da un accordo fra l’Opificio delle pietre dure di Firenze e la Getty Foundation di Los Angeles. Nel 2016 una grande mostra a Firenze

 

Un accordo fra l’ Opificio delle pietre dure di Firenze e la Getty Foundation di Los Angeles per salvare un capolavoro del Rinascimento: “L’Ultima Cena” del Vasari. Commissionata per il Convento delle Murate di Firenze e trasportata in Santa Croce in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica, la monumentale opera torna alla luce 47 anni dopo l’alluvione.

 

I 5 pannelli di pioppo che componevano il dipinto, rimasti sommersi per 12 ore nelle acque melmose dell’Arno, sono stati riuniti per la prima volta dopo quasi cinque decenni. “L’Ultima Cena” era esposta nella sale del Museo dell’Opera di Santa Croce, a pochi metri dal fiume, quando la zona fu invasa dalle acque tumultuose dell’Arno, nel ’66. Una volta recuperati, i pannelli risultarono agli occhi degli addetti ai lavori, «danneggiati oltre ogni possibile restauro».

lla furia dell’alluvione si sommarono i tentativi di recuperare il dipinto cercando di asciugare le tavole, che sono poi state separate. Per anni ciò che resta dell’“Ultima Cena” è rimasto nei laboratori di restauro, con poche speranze di rivedere la luce: nel 2010 il finanziamento della Protezione civile di 250 mila euro ha dato il via ai lavori di diagnostica all’Opificio delle pietre dure. Il ministero per i Beni culturali e la Getty Foundation (che ha stanziato 300 mila euro anche per la formazione di nuovi restauratori) hanno fatto il resto. Centimetro per centimetro, “L’Ultima cena” (6,60 metri per 2,62) sta tornado all’antico splendore. Il legno è stato trattato e riposizionato, i 5 pannelli lignei sono stati riuniti. I danni subiti dal capolavoro del Vasari erano forse meno gravi di quanto avessero diagnosticato gli esperti in un primo momento: Cecilia Frosinini, restaurice del progetto, ha stimato al 20-30 per cento la perdita della pittura. A suo giudizio, se l’intervento fosse stato fatto anni fa, il legno sarebbe stato staccato dalla pittura e, probabilmente, non sarebbe sopravvissuto: i progressi tecnologici nella conservazione hanno fatto il miracolo, permettendo inoltre di formare una nuova generazione di restauratori ormai in via di estinzione.

 

Il risultato finale sarà presentato in una grande mostra congiunta Opificio-Museo dell’Opera di S. Croce, a Firenze, nel 2016.

 

 

 

Fonte: lanazione.it

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