La convivenza Sapiens e Neanderthal in Europa adesso ci viene confermata da Micro-TC e Analisi del DNA

06.05.2015 11:50

Micro-TC e Analisi DNA confermano convivenza Sapien e Neanderthal in Europa

Un recente studio portato avanti dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, del Department of Human Evolution e del Department of Evolutionary Genetics di Lipsia ha analizzato due denti rinvenuti in Liguria e in Veneto, che risultano essere i resti fossili più antichi d’Europa appartenenti ai primi Homo Sapiens, appartenenti alla cultura Protoaurignaziana, che potrebbe aver portato alla definita scomparsa dei Neandertaliani in Europa.

Alla ricerca hanno collaborato anche ricercatori dell’Università di Ferrara, Genova, Torino, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e della Soprintendenza Archeologia della Liguria ed è stato fondamentale l'impiego di tecnologie scientifiche per dimostrare come i due denti, rinvenuti presso i siti preistorici di Grotta di Fiumane (Veneto) e Riparo Bombrini (Liguria), sarebbero appartenuti agli individui più antichi di Homo sapiens rinvenuti in un contesto culturale riferibile al Protoaurignaziano e quindi dello stesso periodo degli ultimi Neandertaliani europei. Questa e' ulteriore conferma della possibile convivenza di Homo Sapiens e Homo di Neanderthal.

"La cultura detta Protoaurignaziana si diffuse in Europa sudorientale e centro-meridionale intorno a 42,000 anni fa ed è caratterizzata da notevoli innovazioni tecnologiche per la lavorazione degli strumenti in pietra scheggiata e in osso e da un uso diffuso di ornamenti personali. Questo contesto culturale è temporalmente riconducibile alla presenza dell’uomo di Neandertal ed è quindi di grande importanza capire chi furono i suoi artefici per tentare di risolvere il problema dell’estinzione degli ultimi Neandertaliani".

“I due denti rinvenuti rappresentano i resti fossili più antichi d’Europa appartenenti ai primi Homo sapiens associati con certezza ad un contesto culturale Aurigniaziano” spiega il dott. Stefano Benazzi dell’Università di Bologna, sottolineando come il successo dello studio sia stato possibile grazie all’impiego di tecniche innovative come la microtomografia computerizzata combinata con lo studio del DNA antico. “Questi ritrovamenti suggeriscono che l’arrivo della nostra specie sul continente europeo, ed in particolare in Italia settentrionale, può aver contribuito alla sostituzione di specie e alla definitiva estinzione dell’uomo di Neandertal, che scompare effettivamente in quest’area attorno ai 39.000 anni da oggi.”

 

Fonte: Archeomatica

 

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