Federico Giannini: I servizi aggiuntivi porteranno cambiamenti nei musei?

22.01.2015 20:57

Finalmente, all’alba del 2015, l’opinione pubblica sembra timidamente accorgersi che i cosiddetti “servizi aggiuntivi” dei musei sono in mano ai privati. E non solo: sembra se ne sia accorto anche il ministro Franceschini, che dalle pagine dell’Espresso auspica “trasparenza assoluta” nella gestione dei servizi aggiuntivi, perché è necessario “finirla con questi monopoli mascherati” e non è giusto che “lo Stato non partecipi direttamente alla gestione della parte più redditizia dei musei”.

Potremmo discorrere per ore sul fatto che quando la politica pensa ai musei, è quasi sempre per ragioni di redditività, ma rimandiamo queste considerazioni ad altri momenti e concentriamoci sugli obiettivi che il ministro ha intenzione di raggiungere: fare in modo che il fatturato dei servizi aggiuntivi dei musei aumenti, e far sì che questi possano essere gestiti in modo più trasparente di quanto non sia stato fatto finora.
Il punto è: come ha intenzione il ministro di riuscirci?

Occorre intanto considerare che i servizi aggiuntivi vanno avanti da anni contando sulle continue proroghe che hanno finora impedito una seria revisione del settore. Ed è altresì necessario considerare che non è la prima volta che si manifesta la volontà di procedere a un bel riordino: sarà questa la volta buona?
Le prospettive paiono ancora troppo fumose per condurci a conclusioni. Del fatto che il compito di stilare le nuove regole sarà affidato alla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, si parla già da mesi. Nuova è però la dichiarazione d’intenti del suo amministratore delegato, Domenico Casalino, che si pone il forse troppo ambizioso obiettivo di moltiplicare quasi per sei il fatturato dei servizi aggiuntivi (dai 380 milioni attuali a due miliardi e mezzo) nel giro di appena due anni. Come ci riuscirà, non è dato ancora saperlo. Forse non basterà la probabile apertura all’estero della gestione dei servizi aggiuntivi. Anche perché ci sarà da vedere se il ministero sarà in grado di attirarli, questi investitori stranieri: ricordiamo che il nostro paese è famoso anche oltre i confini nazionali per l’assillante torchio della burocrazia e per la pressione fiscale sempre più insostenibile.

Si pone poi la necessità di una ulteriore, importante considerazione: i più pensano ai “servizi aggiuntivi” come al bar che vende il caffè a chi voglia riposarsi cinque minuti dopo la visita, o al bookshop dove è possibile acquistare la t-shirt con la Venere del Botticelli. Ma i servizi aggiuntivi spesso riguardano anche le visite guidate e l’organizzazione delle mostre: attività che non dovrebbero avere, come fine, il profitto. Sulle mostre con fini commerciali è stato detto e scritto di tutto. Sulle visite guidate basti solo ricordare il caso del Corridoio Vasariano, che fece molto scalpore alla fine del 2013: si progettò di affidare le visite a una società privata, che avrebbe tuttavia fissato prezzi esorbitanti. Non è questa ovviamente la via da percorrere (e, almeno per il Corridoio Vasariano, lo si è capito).

La gestione dei servizi aggiuntivi deve essere quindi ripensata tenendo conto di quattro fattori importanti: aumentare la trasparenza nell’affidamento delle gestioni, aumentare il fatturato, fare in modo che i servizi dei nostri musei abbiano degli standard di qualità elevati, aver presente che la missione del museo non è quella di creare profitto, ma quella di emozionare, educare, insegnare, conservare.

È soprattutto la missione del museo che dovrebbe essere chiara: senza una chiarezza in tal senso, è impensabile anche migliorare la qualità dei servizi, gestirli in trasparenza, e forse anche registrare segni fortemente positivi sulle analisi dei fatturati.

 

Federico Giannini, webdesigner, blogger e fondatore del sito web Finestre sull’Arte

Fonte: TAFTER

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