Dopo Pompei, l'Unesco attacca l'Italia anche sui Bronzi di Riace

14.07.2013 17:40

Dopo Pompei, L'organizzazione dell'Onu interviene sui capolavori abbandonati da oltre 3 anni nella sede del Consiglio regionale della Calabria causa restauro infinito del Museo di Reggio

Non c'è pace per il patrimonio culturale italiano, sempre sotto i riflettori. Troppo esteso per non soffrire dei tagli alla spesa pubblica, troppo «trainante» (dal punto di vista turistico) per essere trascurato da governo ed enti locali, troppo straordinario e prezioso per essere ignorato dal mondo.

 

Così dopo Pompei, anche il grottesco caso dei Bronzi Riace, da anni e anni invisibili in quanto senza un museo, della Calabria, entra nel mirino dell'Unesco, l'organizzazione dell'Onu per l'educazione, la scienza e la cultura, che parla senza mezzi termini di vergogna. «La situazione dei Bronzi di Riace, abbandonati da oltre 1.290 giorni nella sede del Consiglio regionale calabrese a causa del protrarsi dei lavori di restauro del Museo della Magna Grecia - scrive in una nota il presidente della commissione italiana dell'Unesco, Giovanni Puglisi. Il quale sottolinea l'apprezzamento per le dichiarazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta, che nei giorni scorsi ha promesso una inversione di tendenza nella legge di stabilità. D'altra parte, si tratta di un obbligo morale che coincide con l'interesse economico. «La situazione dei Bronzi - spiega infatti Puglisi - è una vergogna sia dal punto di vista della cura dei beni culturali sia dell'immagine internazionale del nostro Paese. E viene ancora più rabbia se si considera che ciò accade proprio in una regione come la Calabria dove il turismo dovrebbe essere una risorsa primaria». Ma tant'è.

A parte alcune «isole felici» (Capri, la Penisola sorrentina, il Salento, Taormina e pochissime altre) il nostro Sud propone alla domanda turistica ormai globalizzata un'offerta drammaticamente non competitiva sotto quasi tutti i punti di vista: trasporti e mobilità; prezzi e qualità della ricettività e della ristorazione; prezzi e qualità delle infrastrutture e dei servizi balneari; utilizzo delle carte di credito; accessibilità (non solo online) a informazioni e prenotazioni; tutela dell'ecosistema e del paesaggio; assistenza sanitaria e sicurezza (problemi questi ultimi sentiti soprattutto nei grandi centri come Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania e Palermo). Tristemente logico che l'ambiente influenzi negativamente la gestione del patrimonio storico, affidata in larga misura, nel bene e nel male, alla buona volontà del personale di musei e siti archeologici che non sono affatto valorizzati ma che a ragione tutto il mondo ci invidia.

Non è un caso che nel giorno in cui l'Unesco denuncia la «vergogna» dei Bronzi di Riace la stampa estera chieda conto al ministro dei Beni culturali e del Turismo, Massimo Bray, delle reali intenzioni del governo in materia. Purtroppo siamo alle parole già sentite da innumerevoli predecessori di Bray: per il nostro patrimonio «le emergenze da affrontare sono tantissime» e per le risorse «mi batterò ogni giorno». «Stiamo lavorando su un bilancio fatto da governi precedenti - spiega il ministro -, con la spending review che prevede tagli fino al 2014».

Quanto a Pompei, l'ultimatum lanciato il 30 giugno scorso dall'Onu insieme alla minaccia del commissariamento mondiale («il governo italiano ha tempo fino al 31 dicembre per adottare misure idonee e l'Unesco ha tempo fino al 1° febbraio per valutare») continua a produrre effetti collaterali. Il braccio di ferro fra Soprintendenza e guide turistiche sui controlli nell'area archeologica prosegue. L'associazione degli operatori chiede all'autorità competente un incontro che abbia all'ordine del giorno il problema delle guide abusive ma chiede anche pesanti sanzioni pecuniarie contro i ciceroni non autorizzati. «Chiunque può comprare il biglietto, entrare e lavorare indisturbato - spiega Pietro Melziade, presidente dell'associazione delle guide turistiche della Campania -. Ma se lo scoprono, che cosa gli fanno? Siamo favorevoli ai controlli ma che affondino con sanzioni serie su chi danneggia la nostra professione». Ma Melziade ricorda anche che a Pompei ci sono altri problemi: «Non esiste una biglietteria dedicata ai gruppi e neppure la prevendita online dei biglietti, nonostante sia stato scritto il contrario».

Grazie a internet, anche il tamtam del turismo è ormai globalizzato: la notizia di un disservizio, di una truffa e quant'altro fa il giro del mondo in mezz'ora. E l'Italia sembra destinata a perdere ulteriori quote di mercato. Francia, Spagna, Grecia, Croazia eccetera eccetera ringraziano.

Fonte: Ilgiornale.it

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