Corpo di Napoli, presentata la testa di sfinge ritrovata

17.12.2013 19:00

Era finita nella collezione di un amante delle arti austriaco la testa di sfinge sottratta circa 60 anni fa alla statua del Nilo, che ora tornerà quasi integra grazie alla restituzione del reperto, ritrovato dai carabinieri

 

Era scomparsa da oltre mezzo secolo. Quella testa di sfinge in marmo che decorava la statua di primo-secondo secolo a largo Corpo di Napoli, metafora del Nilo, sparì misteriosamente in una notte di metà anni Cinquanta.

Oggi la scultura ritorna a sorpresa in città, dopo una delicata operazione di recupero attuata dal nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Napoli, guidato dal capitano Carmine Elefante. "La statua è stata ritrovata pochi mesi fa in Austria - spiega quest'ultimo - L'acquirente l'aveva comprata decenni fa in totale buona fede e non ha avuto nessuna remora a riconsegnarla al nostro patrimonio culturale". 

La piccola sfinge, alta poche decine di centimetri e pesante non più di sei chili, non era presente nella banca dati delle opere trafugate (la più grande al mondo, con oltre cinquecentomila segnalazioni), ma era ben documentata in foto e documenti dell'epoca. "Abbiamo agito velocemente, vista anche la disponibilità del collezionista - prosegue Elefante - e in piena sintonia con le soprintendenze napoletane". L'autenticazione della scultura non ha richiesto lunghi esami ed è stata riconosciuta sia per il tipo di marmo, che per i due incastri e perni retrostanti, di perfetto incastro con la statua del Nilo.

L'opera è stata presentata stamattina alle 10.30 al Museo Cappella Sansevero. Presenti all'incontro, oltre al capitano Elefante, anche l'assessore comunale alla cultura Nino Daniele, i soprintendenti Giorgio Cozzolino e Fabrizio Vona (rispettivamente ai Beni architettonici e al Polo museale), assieme a Daniela Giampaola, in rappresentanza di Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente archeologica di Napoli e Pompei. Non è un caso che sia stato scelto il tempio del Barocco napoletano come luogo della presentazione,  vista l'importante partecipazione di Carmine Masucci, amministratore del complesso monumentale e padre di Fabrizio (attuale presidente del museo) nonché fondatore nel 1993 del "Comitato per il restauro della statua del Corpo di Napoli" . Fu lui a organizzare e curare in accordo con le soprintendenze un'imponente raccolta fondi per i primi lavori di messa a punto della scultura del Nilo. 

Il comitato rinasce oggi, con lo slogan "Mettiamo la testa a posto" per un ulteriore progetto di restauro, con l'aggiunta dell'ultimo ritrovamento. "Aspettavamo da anni questo momento - spiega Carmine Masucci - La nuova raccolta fondi è rivolta a qualsiasi cittadino, napletano e non. Nel 1993 arrivarono oltre centomila offerte. Con l'aiuto delle istituzioni  contiamo di completare i lavori entro il 31 dicembre 2014". Agli aderenti al comitato come "socio aggregato, sostenitore o benemerito", sarà rilasciato uno speciale attestato e un'opera dell'artista Lello Esposito, in edizione limitata e numerata. Sarà possibile contribuire anche con l'acquisto di speciali cartoline da due o cinque euro, in vendita in numerosi negozi del centro storico. "È fondamentale - conclude Masucci - che il recupero di una zona passi attraverso il contributo degli abitanti".

La statua del Nilo, che rappresenta una personificazione del fiume sacro semisdraiato e con una cornucopia (simbolo di ricchezza e produttività), era circondata da puttini e dalla famosa testa di sfinge appena ritrovata. L'intero blocco marmoreo fu scolpito quasi duemila anni fa, molto probabilmente da un artista egiziano, uno dei tanti di Alessandria d'Egitto che si stabilirono nella Neapolis greco-romana. L'opera scomparve già in epoca medievale, per poi esser ritrovata acefala nel 1476. Le fu inizialmente 
data un'interpretazione errata, scambiandola per una statua femminile: una rappresentazione della stessa città che allatta i suoi figli (i puttini, che nella realtà rappresentano gli affluenti del Nilo). Da qui il suo nome, legato al "corpo di Napoli".  Soltanto all'inizio della seconda metà del Seicento se ne comprese il reale significato e fu aggiunta una testa barbuta a quel collo monco, foggiata dallo scultore Bartolomeo Mori.

 

Fonte: http://napoli.repubblica.it/

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