Conclusi il primi lavori del Grande Progetto Pompei: è un restauro o una pizzeria forno a legna?

13.04.2014 12:22

NAPOLI - La scorsa settimana è andato in onda sulla tv svizzera uno speciale. Il grande progetto Pompei, quello che dovrebbe spendere 105 milioni di euro dell’Unione europea per evitare il crollo delle domus che stanno cadendo a pezzi. Le telecamere hanno inquadrato la Casa del Criptoportico, il primo restauro terminato mentre il giornalista commentava: «…chiusa. Forse perché il risultato finale non è molto convincente». 

Soltanto il 26 febbraio, dopo un anno di lavori, la Soprintendenza aveva inviato un comunicato in cui annunciava la fine dei lavori, diretti dall’architetto Maria Previti e costati 304 mila euro. «Hanno riguardato il consolidamento delle strutture antiche; la restituzione della volumetria originaria attraverso la ricostruzione spaziale con strutture in legno di ciò che era andato perduto anche a seguito del bombardamento alleato del 1943. In particolare si è proceduto alla riconfigurazione spaziale con centine (strutture in legno) sia della volta a botte del forno (praefurnium) sia dell'unica volta a crociera documentata nell'antica città di Pompei, presente nell’ambiente caldo delle terme (calidarium)». Con la realizzazione di «una passerella in legno che consentirà la visione dall’alto degli ambienti termali ipogei e delle rispettive superfici decorate». «I lavori conclusisi nei tempi previsti, nonostante il ribasso del prezzo su base d’asta, sono stati realizzati nel pieno rispetto degli standard di qualità», dichiarò il soprintendente di Pompei, Luigi Malnati. Bene, da allora la Casa del Criptoportico è rimasta chiusa. Non solo. E’ stato vietato a molti giornalisti stranieri che ne hanno fatto richiesta, di visitarla. Qualcuno dei custodi, scherzandoci su, la chiama «la pizzeria».

Casa del criptoportico Insomma sembra che la tv svizzera non abbia sbagliato a definire il primo restauro del Grande Progetto non proprio riuscito. E anche il presidente dell’Osservatorio Patrimonio culturale, Antonio Irlando non è molto convinto di quanto fatto: «Quando verrà aperta al pubblico la Casa del Criptoportico visto che la fine dei lavori è stata annunciata il 26 febbraio scorso da un comunicato della soprintendenza? Da più parti ci giungono forti perplessità riguardo all’aspetto che ha assunto la domus a giudicare dalle prime immagini ufficiali che sono state diffuse, dove sembra di guardare una struttura di edilizia che poco avrebbe a che fare, per una serie di evidenti particolari, con il contesto archeologico di Pompei». Poi aggiunge «va ricordato però che sull’appalto della Casa del Criptoportico e su quello della Casa dei Dioscuri e della Casa di Sirico, era stata aperta un’indagine della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, affidata alla Guardia di Finanza, poiché i tre lavori di restauro sono stati aggiudicati tutti con ribassi superiori al 50% e con il record verificatosi proprio con la Casa del Criptoportico, i cui lavori sono stati assegnati con un importo decurtato del 56,7%, rispetto alla cifra iniziale di progetto. Un'inchiesta dalla quale attendiamo ora verità». E intanto, quasi come un contrappasso dantesco, crolla parte del tetto degli uffici della Soprintendenza di Pompei. Facile commentare che non sono state solo le domus a cadere sotto i colpi dell’incuria degli ultimi anni. Simbolicamente anche il prefabbricato inizia a perdere pezzi. Ieri mattina è venuto giù uno dei tanti pannelli che fanno da controsoffittatura della pensilina. A denunciarlo la Cisl Bac che aveva già lanciato l’allarme mesi fa: «Il prefabbricato che ospita gli uffici della Soprintendenza Speciale di Pompei è talmente fatiscente da mettere a rischio i dipendenti che vi lavorano. E sempre dalla Cisl, attraverso il segretario Antonio Pepe, arriva un altro allarme. I camion che stanno trasportando il materiale per restaurare le Domus stanno rovinando le antiche strade che si sgretolano. «Centinaia di chili - spiega Pepe - che, giorno dopo giorno, usurano via dell’Abbondanza, via Stabiana e tutte le strade della città sepolta. Per non parlare delle vibrazioni che mettono a dura prova la staticità delle domus. Sono stati preventivati i danni che tutto ciò arrecherà agli scavi?».

 

 

 

Fonte: corrieredelmezzogiorno.it

 

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