Caravaggio: polvere di cadavere ritrovata nei suoi colori

07.04.2016 21:55

di Stefania Mattioli

 

1606: Caravaggio, “uomo satirico e altero” è in fuga. Accusato dell’omicidio di Ranuccio Tommasoni, scappa dal bando capitale emesso contro di lui. Avvezzo a risse violente, passaggi in carcere per affari di armi e donne, Michelangelo Merisi questa volta l’ha fatta grossa e corre a cercar asilo verso sud nei possedimenti del principe Marzio Colonna. Una fuga che lo porterà a scoprire il mare, a prendere il largo alla volta di Malta e della Sicilia; viaggio che lo costringerà a reinventare la sua arte via via più drammatica.

 

Molto si è discusso sull’ultimo Caravaggio, sull’opera tragica, solenne e per certi aspetti semplice, degli anni bui. Una pittura colma di ombre e guizzi di luce vivida, vibratile, centrata su temi religiosi, storie di santi meditativi e di madonne popolane, “un seguito di drammi brevi e risoluti” scrive Longhi, reali e irriverenti. Una pittura che trova plausibilmente la sua intrinseca ragion d’essere in quella stessa fuga soggiogata al desiderio di salvar la pellaccia.

Non c’è stato tempo per far i bagagli, e gli arnesi cari (come lenti concave e convesse, specchi e pigmenti alchemici di ogni sorta, appunti disordinati di scienze e in particolare di ottica) che abitavano la sua bottega oscura sono perduti, abbandonati contro ogni volontà. Ecco che la fretta esecutiva diviene per lui necessità impellente, il modus operandi più congeniale ad una vita clandestina e senza tregua. Si fa con quel che si trova: terre d’ombra, nero carbone, verderame, strati di biacca consistenti, lievi velature di bruni e mezze tinte affidate all’imprimitura.

Fra il 1607 e il 1609 Merisi forse non ha scelta: predilige materiali che tendono a essiccare rapidamente, smette di copiare “al naturale” e le figure spesso sono desunte da modelli già impiegati in altre occasioni. Grandi superfici, tele a trama grossa ricavate dall’unione di più pezze, e spazi vuoti, in cui la scena è quasi sempre avvolta dall’oscurità, accentuano il senso di isolamento e solitudine che verosimilmente attanaglia il suo animo.

Questo in sintesi l’esito delle ricerche di Roberta Lapucci, capodipartimento del Settore Restauro all’Università Americana Saci di Firenze, ......... 

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Fonte: Stilearte

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