Bronzi di Riace per Expo, Vittorio Sgarbi attacca: "Trasportarli è facilissimo. Sono un bene dello Stato, non della Calabria"

18.08.2014 23:06

Il critico e ambasciatore per le arti: "Sono un bene dello Stato, non della Calabria". Poi dice che si rivolgerà al ministro Franceschini per chiedere il parere di "restauratori indipendenti" e replica a Salvatore Settis

 

I Bronzi di Riace "sono un bene dello Stato e non della Calabria, tanto meno del Comune di Reggio Calabria, quindi non vedo perché non dovrebbero essere trasportati a Milano. Sarebbe come se per spostare La Primavera del Botticelli avessimo bisogno dell'autorizzazione del sindaco di Firenze. Sono della stessa fattispecie giuridica". Vittorio Sgarbi, da poco nominato dalla Regione Lombardia ambasciatore per le belle arti per Expo, torna sulla sua proposta di portare i Bronzi a Milano nel 2015, in occasione dei sei mesi dell'Esposizione Universale. 

IL SONDAGGIO Bronzi a Milano, siete favorevoli o contrari?

E lo fa dopo l'apertura del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che ha dimostrato, in questo senso, una "disponibilità laica". A differenza, invece, continua Sgarbi, "della difesa del campanilismo che sfiora la superstizione e della retorica da pseudoconservatori del restauro" di quanti si sono detti contrari al trasporto dell'opera. Secondo il neo ambasciatore per Expo, "niente è più facile che trasportarli. Il limite del rischio c'è sempre ma non c'è nulla che possa pregiudicare la loro integrità". Tra il 20 e il 21 agosto "scriverò - annuncia ancora - una lettera ufficiale a Franceschini insieme a Roberto Maroni per chiedere che restauratori indipendenti valutino tutte le implicazioni del caso".

In ogni caso, il critico d'arte fa notare che, dal momento che il ministero ha una struttura verticistica, se il soprintendente ai beni archeologici della Calabria (Simonetta Bonomi) è contrario e il ministro favorevole, il trasporto "si deve fare". Proprio la Bonomi, in realtà, che non gradisce l'idea dei Bronzi a Milano per Expo per la 'fragilità' delle opere, "non è riuscita - sostiene Sgarbi - a difendere le opere in casa sua dalle fotografie di Gerald Bruneau". Il critico conclude con l'esempio di un'opera come Il satiro danzante "che è della stessa epoca e viaggia in giro per il mondo senza problemi".

Incontenibile sull'argomento, Sgarbi risponde anche allo storico dell'arte Salvatore Settis che sulle pagine di Repubblica, aveva manifestato dubbi sull'opportunità di trasferire i due capolavori, trattati alla stregua di "costosi soprammobili". La replica di Sgarbi non si fa attendere: "Tutto si può dire - attacca - ma non che i due capolavori non siano simbolo della civiltà universale, delle radici della Grecia e della Magna Grecia. E della tecnologia che li ha restituiti nella loro integrità. Tutti elementi che si possono sintetizzare nella loro esibizione davanti al mondo in occasione dell'Expo". 

"Quanto all'opportunità, Settis sa bene - aggiunge il critico - di averli chiesti lui stesso per la sua mostra sulla Magna Grecia a Palazzo Te a Mantova, contrariato allora da una risposta negativa che non riteneva giustificata. Osservo che oggi manifesta dubbi che non ebbe allora. E non mostrò nessuna preoccupazione a far muovere bronzi altrettanto significativi, e persino l'Efebo di Mozia. Pertanto, il suo intervento di oggi non è tecnico, ma politico".

E la polemica continua con altre reazione da Reggio Calabria  con una dirissima nota di Francesco Alì e Pasquale Amato, promotori del Comitato per la valorizzazione dei Bronzi di Riace e del museo Magna Grecia di Reggio Calabria. "È una sceneggiata - si legge nella nota - quella messa in piedi dal ministro Franceschini che ha dichiarato di aver bisogno di esperti esterni al ministero per sapere se i Bronzi di Riace possano viaggiare o meno, con essa egli ha offeso e umiliato le relazioni scientifiche degli ultimi 40 anni redatte da soprintendenti, restauratori, esperti Iscr ed Enea che hanno già decretato la massima fragilità delle due statue che, in caso di spostamenti anche minimi, rischiano il danneggiamento irrimediabile e addirittura la distruzione.

"O il ministro ha già deciso, nei fatti, di portare a Milano le delicate statue - prosegue la nota - per promuovere

 

 un piano che mira solo a monetizzare a favore della Lombardia l'Expo, abbandonando il Mezzogiorno e il resto d'Italia o piuttosto non è in grado di svolgere il ruolo che il suo mandato richiede: valorizzare il patrimonio ma preservandolo dal rischio altissimo della sua distruzione".

 

Fonte: Milano.Repubblica

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