Archeologia: trovato un tesoro egizio in una grotta nel Negev in Israele

15.04.2015 16:54

 

Un’impressionante serie di reperti archeologici, per lo più risalenti a 3.000 anni fa, è stata trovata in una grotta sotterranea nella zona di Tel Halif, vicino al kibbutz Lahav, nel sud di Israele, una decina di km a nord-est di Beersheba. Ne ha dato notizia mercoledì la Israel Antiquities Authority.

Gli ispettori dell’Unità israeliana per la prevenzione dei furti di antichità sono giunti alla grotta quando i ladri erano già riusciti a penetrarvi e avevano iniziato a saccheggiare il vasellame della tarda età del bronzo (circa 1500 a.e.v.) e dell’età del ferro (1000 a.e.v.), causando danni al sito e ai manufatti sepolti all’interno.


Per salvare i reperti archeologici, gli ispettori hanno effettuato degli scavi di recupero durante i quali hanno scoperto oltre 300 vasi di terracotta di vario tipo, alcuni dei quali ancora intatti. Inoltre hanno trovato decine di pezzi di gioielleria in bronzo, conchiglia e maiolica, vasi unici in alabastro beige-giallastro, sigilli, timbri per sigilli e vasi per cosmetici. Gli archeologi ritengono che gli oggetti siano stati accumulati nella grotta nel corso di decenni.


Spiega Amir Ganor, direttore dell’Unità per la prevenzione dei furti di antichità: “Tra i numerosi reperti che sono stati scoperti, per la maggior parte caratteristici della cultura giudaidica (della tribù di Giuda) nel sud del paese, abbiamo trovato decine di sigilli di pietra, alcuni dei quali sono sagomati a forma di scarabeo e portano incisi immagini e simboli tipici della cultura egizia diffusa nel paese nella tarda età del bronzo. Alcuni dei sigilli sono forgiati su pietre semi-preziose provenienti dall’Egitto e dalla penisola del Sinai”.


Secondo Daphna Ben-Tor, curatrice dell’archeologia egizia al Museo Israel di Gerusalemme, “la maggior parte dei sigilli a scarabeo trovati nello scavo risalgono ai secoli XV e XIV a.e.v., un periodo durante il quale la terra di Canaan era governata dall’Egitto. Su alcuni sigilli appaiono i nomi dei re. Tra l’altro, possiamo identificare una sfinge posta di fronte al nome del faraone Thutmose che regnò circa dal 1504 al 1450 a.e.v. Un altro sigillo a scarabeo porta il nome di Amenhotep che regnò circa dal 1386 al 1349 a.e.v. Un altro ancora raffigura Ptah, il principale dio della città di Memphis”.


Fra gli altri manufatti scoperti, anelli-sigillo in maiolica e una quantità di figurine e amuleti rappresentanti divinità sacre alla cultura egizia. “E’ vero che gli israeliti abbandonarono l’Egitto – chiosa Ganor – ma evidentemente gli egizi non abbandonarono gli israeliti e i loro discendenti. Il fatto è attestato dagli scavi archeologici dove abbiamo scoperto prove risalenti a molti anni dopo l’Esodo di una profonda influenza della cultura egizia sugli abitanti giudaidici del paese”.


“Durante la tarda età del bronzo – aggiunge Amir Golani, della Israel Antiquities Authority – l’Egitto era un impero molto potente che imponeva la sua autorità in tutta la nostra regione. L’autorità egizia non si manifestava solo nel controllo politico e militare, ma anche come una forte influenza culturale che permeava la società. Insieme a un’amministrazione retta da funzionari egizi in Israele, si è evoluta nel paese una élite locale che adottava molte delle usanze egizie e la loro arte”.


I manufatti sono stati trasferiti alla Israel Antiquities Authority per un ulteriore trattamento. L’esame della grotta e i suoi risultati sono ancora nelle fasi iniziali. Dopo aver completato il trattamento delle centinaia di oggetti riportati alla luce sarà possibile aggiungere informazioni importanti circa l’influenza dell’Egitto sulla popolazione della Terra d’Israele in periodo biblico. [fonte]

 

Fonte:diregiovani.it

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