Archeologia: La scoperta di una mandibola più antica di 500.000 anni

06.05.2015 11:21

La scoperta di una mandibola fossile dalle caratteristiche tipiche del nostro genere fa retrodatare di mezzo milione di anni la separazione di Homo da Australopithecus. Questo evento fu probabilmente favorito da un cambiamento climatico che interessò la culla dell'umanità, la regione dell'Afar, e che è testimoniato dall'analisi degli strati geologici in cui è avvenuto il ritrovamento

Più antica di 500.000 anni la comparsa del genere Homo

Immagini della mandibola. (Cortesia W. Kimbel)

 

La comparsa del genere Homo è retrodatabile a 2,8 milioni di anni fa, circa mezzo milione di anni prima di quanto era stato stabilito sulla base dei resti più antichi finora noti, che risalivano a 2,3 o 2,4 milioni di anni fa. E' questa la conclusione tratta dall'analisi di un reperto fossile (la parte sinistra di una mandibola, insieme a cinque denti) di un ominide portato alla luce nel 2013 nel sito di Ledi-Geraru, nella regione dell'Afar. Lo studio – condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università del Nevada a Las Vegas, dell'Arizona State University e della Pennsylvania State University, in collaborazione con l'Authority for Research and Conservation of Cultural Heritage dell'Etiopia – è illustrato in due articoli pubblicati su “Science”.
 

Più antica di 500.000 anni la comparsa del genere Homo

Mappa della zona dei ritrovamenti. (Cortesia Erin DiMaggio)

L'esame del fossile – condotto da Brian Villmoare, William H. Kimbel e colleghi - ha rivelato caratteristiche evolute, come una mascella uniformemente proporzionata, premolari simmetrici e molari sottili , che distinguono le prime specie del lignaggio Homo (come Homo habilis, risalente a 2 milioni di anni fa), da quelle di Australopithecus, caratterizzate da tratti più scimmieschi. Tuttavia, il mento inclinato ha una struttura ancora relativamente primitiva, che ricollega la mandibola di Ledi-Geraru a qualche suo antenato di fattezze simili a quelle di Lucy (Australopithecus afarensis).

La ricostruzione di Villmoare e colleghi, inoltre, è in accordo con i risultati ottenuti da Fred Spoor e colleghi del Max Planck Institut di Lipsia e dell'University College di Londra che, avendo ricostruito un cranio di un tipico esemplare di H. habilis risalente a 1,8 milioni di anni fa, oggi offronosu “Nature” un quadro  inaspettatamente primitivo della sua mandibola. Anche grazie a quest'ultimo studio, "la mascella di Ledi-Geraru aiuta a ridurre il divario evolutivo tra Australopithecus Homo", ha detto Kimbel.

Lo studio a prima firma Erin DiMaggio descrive invece il contesto geologico in cui è stato trovato il fossile, contesto che, oltre a confermarne l'età, ha permesso di tracciare anche una ricostruzione dell'ambiente dell'epoca: 2,8 milioni di anni fa, la regione era caratterizzata da praterie miste e bassi arbusti, con solo alcune aree coperte da foresta a galleria. In prossimità del sito c'erano anche un lago e dei fiumi, abitati da specie strettamente affini agli attuali ippopotami e coccodrilli.
 


Questo ambiente testimonia che 2,8 milioni di anni fa in Africa era sopravvenuto un clima relativamente più arido rispetto a quello dell'epoca in cui era vissuto Australopithecus, corroborando l'ipotesi che i cambiamenti climatici abbiano avuto un ruolo nella comparsa di nuove specie e nell'estinzione di altre; tuttavia -  osserva la DiMaggio - "è ancora troppo presto per affermare che il cambiamento climatico sia responsabile dell'origine di Homo. Abbiamo bisogno di un campione più ampio di fossili di ominidi, ed è per questo che continueremo le ricerche nella zona di Ledi-Geraru"

Fonte: LeScienze
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