Archeologia: grazie ai raggi X, saranno decifrati i papiri di Ercolano (Foto e Video)

21.01.2015 21:33
L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione provocò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei e Stabia, le cui rovine sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

La data dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è attestata da una lettera di Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante universalmente ritenuta più attendibile del manoscritto, si legge nonum kal. septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto.


I ricercatori hanno trovato la chiave per leggere i circa 450 papiri di Ercolano, l'unica biblioteca dell'antichità classica. I manoscritti sono stati ritrovati 260 anni fa all'interno della Villa dei Papiri di Ercolano, probabilmente appartenuta alla famiglia di Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare e custoditi presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.

La Villa dei Papiri era sede di un'importante scuola epicurea sotto la guida di Filodemo di Gadara. Durante l'eruzione, il gas vulcanico caldo ha carbonizzato i rotoli rendendoli fragili e i tentativi di leggerli fatti finora, hanno rovinato o distrutto i papiri.


La tecnica utilizzata, applicata per la prima volta e descritta su Nature Communications è quella dei raggi X. Al gruppo, coordinato dal fisico Vito Mocella dell'Imm (Istituto per la Microelettronica e Microsistemi) del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Napoli, hanno collaborato i ricercatori del Centro nazionale delle ricerche scientifiche francese (Cnrs), dell'università tedesca Ludwig Maximilian e della struttura europea per la luce di sincrotrone, Esrf (European Synchrotron Radiation Facility), di Grenoble.


La tecnica utilizzata è la tomografia a raggi X a contrasto di fase, utile a distinguere anche materiali con limitato contrasto tra loro. E' stato così possibile individuare la differenza fra inchiostro e papiro poichè l'inchiostro non penetra del tutto nelle fibre vegetali del papiro formando un leggero spessore sulla superficie del foglio. I bordi delle lettere, spiega Mocella, deviano la luce e diventano leggibili nelle immagini ottenute.


I ricercatori sono riusciti a leggere numerose lettere e parole scritte su superfici nascoste, scoprendo che lo stile di scrittura è simile a quello di un altro papiro di Ercolano scritto dal filosofo epicureo Filodemo

 

Fonte: diregiovani

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