Archeologi e Restauratori: a rischio le piccole e medie imprese.

21.12.2013 11:42

Il mondo del restauro e delle centinaia di ditte che garantiscono la nostra tradizione di eccellenza in questo settore, rischia di sparire. Falliti i tentativi di mettere ordine tra i restauratori, settore strategico per la conservazione del nostro patrimonio artistico creando elenchi di specialisti e ditte abilitate per garantire la massima qualità negli interventi, come previsto dal Codice dei Beni Culturali, il 26 aprile 2013 è intervenuta una micidiale sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso delle maggiori imprese italiane (Condotte, Grandi Lavori Fincosit, Impregilo, Salini, Vianini, Pizzarotti ecc.) contro il presidente del Consiglio e i ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture che chiedevano fosse modificato il Codice degli Appalti Pubblici che impediva alle comuni imprese edili di eseguire lavori di tipo specialistico, come quelli del restauro artistico.
La sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione alle imprese e cancellato dal Codice degli Appalti l’intero elenco delle 36 imprese specialistiche e superspecialistiche (25mila in tutto, restauro compreso). Un decreto del Presidente della Repubblica del 30 ottobre 2013 ha sancito questa decisione. Alle normali imprese edili è stato quindi consentito di gestire ed eseguire qualunque lavoro, quindi anche il restauro (per esempio sul Colosseo o le domus di Pompei). Sulle pietre antiche, sulle colonne, i capitelli, i fregi di duemila anni fa avrebbero potuto mettere le mani operai e muratori senza alcuna esperienza. Alle imprese di restauro specializzate sarebbe rimasto soltanto il subappalto, se richieste dalle imprese edili e senza gara pubblica. Per evitare il tracollo dell’intero sistema, sono intervenuti il ministro Bray e quello delle Infrastrutture Lupi.
Il 18 dicembre il Senato ha così approvato un emendamento transitorio che sospende gli effetti devastanti del decreto presidenziale e concede 6 mesi di tempo per rivedere l’elenco delle ditte specialistiche cancellato dal Codice degli Appalti Pubblici e reinserire le ditte di restauro. Ma la loro sopravvivenza resta comunque in forse mentre continuano le minacce alla corretta conservazione dei nostri più importanti monumenti antichi.

 

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